Meshtastic… nome esotico, di chiara matrice inglese: da una parte “Mesh”, cioè “maglia”, nel senso di rete, dall’altra quel suffisso “tastic” che, per assonanza, richiama qualcosa di fantastico.
Suggestivo, sì… ma poco utile a capire di cosa stiamo parlando.
E allora… facciamo quello che facciamo sempre: interpelliamo il nostro “amato” Google.
Meshtastic è un sistema di messaggistica decentralizzato e open-source che utilizza radio LoRa (Long Range) a basso consumo per inviare messaggi di testo e posizioni GPS senza internet o rete cellulare.
Sfrutta una rete mesh, ossia una rete in cui ogni dispositivo agisce come nodo e, all’occorrenza, come ripetitore.
Una soluzione pensata per comunicazioni off-grid, emergenze, escursionismo e contesti remoti.
Non è ancora una spiegazione di chiarezza cristallina… ma almeno iniziamo a intravedere i contorni del fenomeno.
Il progetto nasce nel 2019 negli Stati Uniti per iniziativa di Kevin Hester, noto online come geeksville, ingegnere informatico e hardware con una lunga esperienza maturata nella Silicon Valley, ha lavorato per realtà di primo piano come Google, Apple e 3D Robotics, occupandosi di sviluppo di sistemi e leadership tecnica.
Già nel 2020 iniziano a comparire le prime applicazioni concrete; da allora la diffusione è cresciuta rapidamente.
Oggi il sistema è presente in buona parte del mondo e si stima conti centinaia di migliaia di nodi attivi, tra pubblici e privati; numeri tutt’altro che trascurabili.
Il punto davvero interessante, però, è un altro; Meshtastic è, per sua natura, “off-grid”: l’obiettivo non è offrire prestazioni elevate in termini di quantità di dati o velocità di trasmissione… tutt’altro.
Si punta su qualcosa di molto più ambizioso, comunicare su lunghe distanze, a costi minimi, con consumi energetici ridottissimi, e soprattutto senza dipendere da internet o dalla rete telefonica.

La rete mesh che ne deriva è completamente autonoma, non si appoggia alle infrastrutture che sostengono la nostra quotidianità, e può continuare a funzionare anche in caso di black-out, qualunque ne sia l’origine, persino in scenari estremi di collasso diffuso.
Non sorprende, quindi, che Meshtastic venga considerato uno strumento potenzialmente prezioso in caso di disastri o calamità di vasta scala.
Ma come funziona, in concreto?
La rete è composta da “maglie”, cioè collegamenti radio tra una moltitudine di nodi, e i nodi, a loro volta, sono piccoli apparati ricetrasmittenti, dispositivi a bassa potenza che, contro ogni intuizione, riescono a coprire distanze notevoli.
Il segreto sta in un fenomeno fisico dal nome poco immediato: il Chirp Spread Spectrum.
Tradotto in termini semplici.
- Il “chirp”.
Il segnale non resta su una singola frequenza, ma “scivola” nel tempo, salendo o scendendo di frequenza.
- Resilienza al rumore.
Questa modulazione consente al ricevitore di riconoscere il segnale utile anche quando è estremamente debole e praticamente immerso nel rumore di fondo o disturbato da interferenze.
- Sensibilità estrema.
Grazie a questa tecnica, i dispositivi LoRa riescono a decodificare segnali che altri sistemi nemmeno rileverebbero, permettendo collegamenti su distanze sorprendenti; anche decine di chilometri, con potenze paragonabili a quelle di un telecomando per cancelli.
E infatti, nel tempo, sono stati documentati collegamenti decisamente controintuitivi, considerando che il sistema opera intorno agli 868 MHz, con potenze tipiche dell’ordine dei 150 mW.
Il record mondiale, in questo senso, è notevole; per Meshtastic si parla di 331 km.
Un risultato ottenuto dai ricercatori noti on line come MartinR7 e Alleg, collegando due punti ad alta quota con linea di vista pulita.
Ed è proprio qui che emerge il limite principale, perché a queste frequenze, la curvatura terrestre diventa un ostacolo significativo.
Superarla non è semplice… ma talvolta accade, grazie a una combinazione favorevole di altitudine, di geometria tra le stazioni e di condizioni atmosferiche particolari, spesso influenzate, per esempio, dall’attività solare.
Insomma, un sistema apparentemente semplice… che nasconde, in realtà, una fisica tutt’altro che banale.
Ma dalla teoria alla pratica, il passo è sorprendentemente breve.
Per utilizzare la rete Meshtastic è sufficiente procurarsi un “nodo”, cioè un piccolo ricetrasmettitore basato su tecnologia LoRa: poche decine di euro.
Serve poi un’interfaccia, un PC, oppure uno smartphone, e qui arriva l’aspetto forse più sorprendente: non serve internet, non serve rete cellulare, non serve nemmeno una connessione Wi-Fi.
È l’applicazione Meshtastic – o altre compatibili – a gestire tutto, dalla configurazione del dispositivo radio… alla visualizzazione dei messaggi, che appaiono sotto forma di chat, molto simile a quella di WhatsApp, Telegram e applicazioni analoghe, con una differenza sostanziale: qui la rete è autonoma.
L’applicazione fornisce anche informazioni tecniche, la qualità del collegamento, la gestione dei canali, la creazione di gruppi privati, perché i messaggi possono essere scambiati sia in canali aperti… sia all’interno di gruppi riservati; e i dati che viaggiano tra i nodi sono comunque criptati, con livelli di sicurezza più che adeguati.
Ogni nodo trasmette, ogni nodo riceve, ma soprattutto… ogni nodo ritrasmette. E ritrasmette ciò che non è diretto a lui senza poter accedere in alcun modo ai contenuti inoltrati. Solo i messaggi destinati a un nodo specifico possono essere decodificati da quel nodo.
È questo il cuore della rete mesh, un messaggio non viaggia in linea retta, rimbalza, passa da nodo a nodo, e così facendo estende progressivamente la portata del mittente.
Il protocollo è progettato per evitare effetti collaterali, niente ripetizioni infinite, niente congestione incontrollata dei canali radio; il sistema si autoregola.
Naturalmente, c’è una contropartita; I messaggi sono brevi, meno di 200 caratteri, e la velocità di trasmissione è ridotta, ma è una scelta precisa, coerente con la filosofia del progetto.
Entrare nei dettagli tecnici sarebbe possibile, e per qualcuno, persino irresistibile.
Però il punto è un altro, Meshtastic resta, prima di tutto, una rete radio; e quando la componente di ricetrasmissione è progettata e utilizzata nel modo giusto… i risultati possono sorprendere.
Le applicazioni pratiche non mancano, al di là del puro esercizio tecnico – talvolta fine a sé stesso – il sistema può risolvere problemi reali.
Molti dispositivi LoRa integrano ricevitori GPS di buona qualità e ciò consente, anche quando le comunicazioni tradizionali sono assenti o inaffidabili (ad esempio in montagna), di trasmettere la propria posizione ad altri per fini di sicurezza o di soccorso.
Oppure consente di effettuare comunicazioni di emergenza, un ambito che, fino a poco tempo fa, era dominio quasi esclusivamente dei radioamatori, con tutto ciò che questo comporta: autorizzazioni, installazioni, competenze specifiche.
Oggi, strumenti come Meshtastic possono affiancare questi sistemi, offrendo un supporto informativo più agile e diffuso, non a caso, diverse organizzazioni di Protezione Civile stanno iniziando ad adottarlo in modo spontaneo e non sistematico, ma con risultati incoraggianti.
A questo punto, resta una considerazione finale.
Massimo d’Azeglio pare abbia detto: “abbiamo fatto l’Italia, ora bisogna fare gli italiani”.
Parafrasando… abbiamo costruito una rete efficiente e brillante, ora resta da fare la cosa più difficile: costruire le competenze per usarla davvero bene.
E, possibilmente, farlo in fretta.

